Strage a Parigi, cronologia eventi

poliziotto freddatoParis-Charlie-Hebd_3158972b203724039-e8e4d4f4-03e9-4f61-85e7-bf3d1937d860imagesupermarkettipografiafalso allarme193330973-962ce1cf-772e-481c-83d9-2ae34919b4e2Schermata 2015-01-10 alle 02.21.577 GENNAIO 2015
11:30 Assalto a Charlie Hebdo
Parigi. Due uomini a volto scoperto entrano armati di kalašnikov nella redazione del giornale satirico Charlie Hebdo. Uccidono dodici persone tra cui il direttore e tre dei disegnatori più famosi. Si diffonde in rete un video che tocca la sensibilità del mondo intero: un poliziotto ormai a terra e inerme viene freddato da uno dei due terroristi al grido “Allah akbar” (Allah è grande). In seguito i due si dichiareranno appartenenti alla cellula di Al Qaida dello Yemen. Anche il poliziotto era musulmano.

12:00 Fuga
Inizia la rocambolesca fuga degli attentatori. Tre scontri a fuoco non riescono a fermare i killer cheti dileguano. In un’auto usata per la fuga dai malviventi viene trovato un documento attraverso cui le autorità risalgono alle loro identità.Si tratta di due fratelli: Chérif e Said Kouachi.  È massima all’erta nella città di Parigi.

Solidarietà
A Parigi, ma anche in molti altri paesi del mondo, nelle piazze si radunano in migliaia per ricordare le vittime e manifestare contro il terrorismo e a favore della libertà.

8 GENNAIO 2015
9:45 Uccisa una poliziotta
Seconda sparatoria tra le strade di Parigi è una giovane poliziotta a perdere la vita uccisa colpita alle spalle con un proiettile di kalašnikov. Era in servizio solo da 15 giorni. L’assassinio viene ricondotto all’attentato alla redazione. Viene quindi individuato un terzo attentatore che in seguito si proclamerà membro dell’Isis.

9 GENNAIO 2015
9.20 Assalto alla tipografia
I due terroristi entrano in una tipografia nel paese di Dammartin-en-Goele. Sarebbero due gli ostaggi.

13:40 Ostaggi al supermarket Kosher
Il killer della poliziotta di Mountoruge si barrica in un supermarket Kosher pieno di gente. Uccide subito 4 persone. Numerosi gli ostaggi ancora all’interno del negozio.

15:16 Evacuata zona Trocadero
In seguito ai molti falsi allarmi (foto) la polizia chiude la zona intorno a Piazzale Trocadero per circa 20 minuti.

Ostaggi nascosti
Tipografia: un ragazzo non individuato dagli attentatori dall’interno di una stanza chiusa comunica via cellulare con le forze dell’ordine dando informazioni fondamentali per la pianificazione dell’imminente blitz. Supermercato: qui è un commesso a vestire i panni dell’eroe. Mette al riparo numerosi ostaggi nascondendoli in una cella frigorifera alla quale ha tolto l’energia elettrica. Riesce anche a dare le chiavi delle saracinesche alla polizia di cui quest’ultima si servirà per penetrare all’interno del negozio.

17:00 Blitz alla tipografia
La polizia entra. Si odono diverse esplosioni, colpi d’arma da fuoco. I due attentatori escono sparando. Freddati.

17:15 Blitz al supermarket (video)
Approfittando del momento di preghiera dell’attentatore Coulibaly, la polizia fa irruzione all’interno del supermercato. La sua compagna, la 26enne Hayat Boumeddiene, è riuscita a fuggire.

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11:39 Evacuato il Luna Park Disnayland Paris.
Donna si sporge dalla finestra dell’Hotel Sequoia Lodge e dice di essere la compagna di Coulibaly e di essere armata. Falso allarme.

18:00 Boumeddiene forse in Siria.
Secondo alcune fonti di polizia la Boumeddiene sarebbe partita per Istanbul via Madrid i primi giorni di gennaio, raggiungendo poi Sanliurfa, a 50 km circa da Kobane, in Siria. Se fosse vero, cadrebbe l’ipotesi della presenza della Boumeddiene durante la rappresaglia nel supermarket di Porte de Vincennes.

Misure di sicurezza. in preparazione imponenti misure di sicurezza sono per la grande manifestazione di domani. Insieme al popolo francese, marceranno, tra gli altri, Matteo Renzi, Angela Merkel, David Cameron, Mariano Rajoy e Petro Poroshenko.

11 GENNAIO 2015
15:00 Giornata storica

I leader di 52 paesi del mondo sfilano in corteo insieme a un altro milione di partecipanti. Intanto, in 220 paesi fuori Parigi, in piazza altre 900 mila persone manifestano la loro solidarietà al popolo di Parigi.

 

Sperimentazione animale. «Ho ucciso per sbaglio.» La confessione del ricercatore.

«Io per primo ho rifiutato per anni di lavorare sugli animali per questioni che ora so essere morali, più che etiche. Per la mia convinzione, cioè, che sacrificare vite diverse da quelle umane per la salute dell’uomo fosse sbagliato. Oggi ho cambiato idea su molti punti. Vi spiego perché

caterina simonsen

Il caso di Caterina Simonsen, la studentessa di veterinaria di Bologna, travolta dagli insulti in rete in seguito alla sua dichiarazione a favore della sperimentazione sugli animali, ha riaperto il dibattito, mai di fatto sopito, su tale sperimentazione.
Quella che vogliamo proporvi è l’intervista con un ricercatore a favore di questa pratica, a cui è accaduto un episodio che l’ha messo a dura prova. Un errore umano costato la vita di animali.
Toccheremo i temi più profondi del dibattito sulla sperimentazione, analizzeremo con il Dott. L. i suoi conflitti interni e le sue soluzioni, ci esporrà la sua lucida e personale analisi del problema. Se ne parlerà dal punto di vista più prosaico, da quello psicologico, e da quello filosofico ed etico. Una stimolante intervista che darà sicuramente adito a un acceso dibattito.
Buona lettura.

Siamo in compagnia del dott. L., ricercatore e autore di diverse pubblicazioni su riviste internazionali per lo più riguardanti tumori, angiogenesi[1] e patologie ischemiche.
Dott. L., circa un anno e mezzo fa, durante un esperimento per la ricerca sul cancro, le è capitata un’esperienza che ha gli estremi per essere definita sconvolgente. Ci vuole raccontare?
Avevamo venti topi, di cui dieci erano transgenici. Un singolo allele di un particolare gene, la vecaderina[2], era stato deleto da questi topi allo scopo di capire se questo avesse un’influenza sulla crescita tumorale. Dunque abbiamo pensato di ripartire i topi in due colonie, dieci contro dieci: dieci a cui mancava questo gene e dieci normali, wild type[3], e li abbiamo ordinati alla facility[4],
Avevamo i nostri topi e abbiamo iniziato l’esperimento che consisteva nell’osservare come cresceva un dato tipo di tumore in questi topi; diversi, per la differenza di cui abbiamo parlato, ma identici per tutto il resto. Abbiamo quindi iniettato le cellule tumorali e, ogni tre giorni fino al ventunesimo, abbiamo controllato la crescita tumorale, prassi che di solito si esegue con manovre molto semplici e molto poco invasive, misurando con un calibro[5] il tumore che protrude dal dorso dell’animale, senza usare tagli né chirurgie. Quando arriva il momento di misurare il tumore del topo 573, ci accorgiamo subito che qualcosa non va. Il topo è un po’ grasso. Necessita di un esame più approfondito, effettuato il quale il problema ci appare chiaro.
Ora, dovete sapere che la politica abituale degli stabulari[6] prevede che i maschi siano divisi dalle femmine, al fine di evitare riproduzioni indesiderate. In generale, quando si conducono esperimenti con gli animali, transgenici o meno, non si mischiano mai maschi e femmine perché è risaputo che i topi sono molto facili alla riproduzione.

«Come è grasso questo maschio» è stato la vostra osservazione. La considerazione cioè che vi ha portato ad osservarlo più attentamente. Ma la realtà era un’altra.
Esatto. Alzandogli la coda, di solito, si riesce a determinare piuttosto chiaramente il sesso di un topo. Accorgimento che alla facility avevano preso con troppa leggerezza. Il topo, che era posto in una gabbia contenente solo individui maschi, era in realtà una femmina. E, per di più, gravida. Mi ero ritrovato con il topo 573 che non era un topo. Ma un topo femmina. Gravida, perché aveva condiviso la gabbietta con altri cinque maschi nelle precedenti due settimane[7].
In quel momento si poneva un problema etico e morale strettamente legato al problema di base sulla sperimentazione sugli animali. Avevo iniettato un tumore in un essere vivente, una topolina che è diventata gravida, per niente. Nel momento in cui fossi andato ad analizzare il tumore in quell’animale, infatti, non avrei ottenuto nessun dato. Quell’individuo, per quell’esperimento, non aveva più nessun valore. Avrei dovuto perciò eliminarlo.

Stava eliminando non uno, ma undici, esseri viventi.
Sì, in quel momento stavo eliminando non uno, ma undici esseri viventi (supponendo che la cucciolata fosse di 10 individui): la madre, e i cuccioli che sarebbero probabilmente nati da lì a poco. E il problema in quel caso si era fermato lì. Avrebbe potuto essere peggiore, dal punto di vista etico, se lo stato di quel singolo animale avesse inficiato l’intero esperimento. A quel punto io non avrei perduto un singolo animale. Non solo non avrei potuto estrapolare dati utili all’esperimento per un animale, ma non avrei potuto estrapolare dati per venti animali. Quindi la morte di tutti quei venti sarebbe stata inutile, riprovevole dal punto di vista etico.

Torneremo più tardi all’episodio del topo perché quest’ultima affermazione ci proietta direttamente nel cuore del dibattito sulla bontà o meno della sperimentazione sugli animali. Gran parte dell’opinione pubblica e vari studiosi, anche autorevoli, si sono dichiarati contrari a tale sperimentazione, sostenendo che le prove sarebbero inapplicabili per la salute umana e decretando, di fatto, un bilancio negativo per la capacità predittiva dei modelli preclinici del cancro umano in termini della risposta degli esseri umani. Quella che sto per farle è quindi la domanda cardine di quest’intervista, forse banale ma sicuramente diretta: lei è favorevole o contrario alla sperimentazione sugli animali?
Io sono a favore della sperimentazione sugli animali, perché a oggi non esiste nessun metodo e nessuno strumento per sostituirla, per dare le stesse informazioni che può dare l’esperimento in vivo sull’animale, nonostante la diversità con l’uomo. Bisogna essere attenti quando si millantano metodi alternativi per la sperimentazione visto che, al giorno d’oggi, i metodi che non richiedono il sacrificio di esseri viventi sono ridotti al lumicino. Non siamo nemmeno nella preistoria, ancora dobbiamo imparare a scalpellare la pietra.

Anche se, però, nelle pubblicità contro la vivisezione si parla di “metodi alternativi”, basati sulle 3R di  Russel e Burch, replacereducerefine[8]
Il problema è che li millantano, questi metodi alternativi. Nella mia vita, come ricercatore, ho assolutamente cercato di investigare questo tipo di cose, questi metodi alternativi. Anzi. Io per primo ho rifiutato per anni di lavorare sugli animali per questioni che ora so essere morali, più che etiche. Per la mia convinzione, cioè, che sacrificare vite diverse da quelle umane per la salute dell’uomo fosse sbagliato. Oggi ho cambiato idea su questo e su altri punti. Ma una delle cose di cui sono sicuro è che non esiste, ad oggi, metodo alternativo in grado di simulare la complessità di un essere vivente in modo sufficientemente chiaro e simile all’essere umano come un animale da esperimento. Molti altri metodi che prevedono culture di cellule isolate o mille altre cose, pur rimanendo strumenti fondamentali e necessari nell’armamentario di un ricercatore, non riescono a simulare nemmeno una microscopica percentuale della complessità in gioco. Quindi l’animale risulta sempre un banco di prova essenziale, soprattutto quando si parla di studi che da un lato potrebbero migliorare la vita delle persone e dall’altro spiegarci i meccanismi fondamentali della nostra esistenza, del nostro vivere; in fondo siamo anche noi mammiferi.

Spesso la vivisezione è vista come una crudeltà inutile. Lei ha seguito dei corsi a livello internazionale sulla soppressione degli animali da esperimento. C’è un’etica dietro?
Certamente. Ogni persona che si trova a lavorare con animali da esperimento deve avere alle spalle un training e una certificazione al riguardo. È sicuramente importante avere una propria coscienza che imponga di condurre esperimenti dignitosi dal punto di vista etico, in modo da minimizzare la sofferenza da parte dell’animale da esperimento.
Bisogna ricordare che l’animale da esperimento è creato, riprodotto, cresciuto, solo a questo scopo.
E se da un lato si può pensare che l’animale da esperimento, in quanto tale, non sopravvivrebbe mai in natura, dall’altro è pur vero che nelle nostre pratiche ci troviamo, nel momento in cui decidiamo di valutare, di chiudere il nostro esperimento, a uccidere molti esseri viventi. Se uno dovesse analizzare la faccenda dal punto di vista puramente filosofico, si troverebbe in difficoltà.

Allora anche il bambino che strappa la margherita uccide un essere vivente.
Se vogliamo vederla così, sì. Oppure dobbiamo porci il quesito molto più semplice ed egoistico se effettivamente siamo, come esseri umani, così buoni da desiderare la sopravvivenza di questi animali quando siamo abituati a sterminarci fra noi ogni singolo giorno della nostra vita.

Visto che stiamo uscendo dall’aspetto prettamente scientifico dell’argomento per addentrarci in punta di piedi in quello filosofico, e filosofia chiama spesso psicologia, torniamo all’episodio della topolina gravida analizzandolo dal punto di vista psicologico. Con che spirito, con che animo, lei stava per uccidere una femmina, gravida di dieci figli, per niente?
Appena mi sono reso conto di questo, sono stato molto, molto dispiaciuto. Da un lato l’esperimento era in difficoltà e dall’altro c’era il problema etico di far fuori questa povera bestia.

Lei aveva alle spalle anche il peso di qualcuno che contava su di lei per la buona riuscita di questo esperimento.
Certo. Fortunatamente in quel caso l’esperimento non era inficiato.
Dal punto di vista pratico e cinico, per così dire, l’animale da esperimento viene sempre eutanasizzato con metodi che in teoria, almeno secondo le linee guida che offrono tutte le istituzioni internazionali, sono fra i più umani e meno dolorosi possibili.

Ma cosa ha provato, realmente? Lasci trasparire l’umanità del medico.
È questo il punto. Il problema che si pone il biologo, o il medico, quando fa queste cose è che deve dimenticare il suo lato emotivo.

Deve dimenticarlo, ma dentro ce l’ha.
C’è, e in realtà te ne accorgi i giorni successivi, più che nel momento stesso in cui lo fai. Nel momento in cui lo fai, devi essere freddo, lo spirito del killer.

È passato più di un anno e mezzo da quell’episodio. E lei ricorda ancora che il numero del topo era il 573; qualcosa di questo episodio deve esserle rimasto dentro. Cosa, di quei giorni foschi, carichi di dubbi e dibattimenti interni, le è rimasto?
La consapevolezza che c’è una responsabilità anche nell’uccisione di bestie che ci sembrano inferiori. E che quindi dobbiamo porci il problema di farlo il meno possibile, sapendo che però è una cosa irrinunciabile se vogliamo raggiungere certi traguardi in biologia.

Per tornare alla filosofia, con quest’affermazione tocchiamo uno dei temi centrale del romanzo Delitto e Castigo, di Fedor Dostoevskji, per cui un delitto sarebbe giustificabile se portasse a qualcosa di incredibilmente grandioso per l’umanità.
Be’, Dostoevskji si occupava di delitti commessi tra umani. Noi, come esseri umani, siamo sempre stati molto arroganti con le altre forme di vita. Le abbiamo sempre considerate inferiori.

Esistono molti movimenti a livello mondiale che considerano la vita di un topo pari a quella di un uomo. Non c’è per loro superiorità del genere umano.
Sfido qualsiasi topo a tirarmi il collo. Di certo lo farebbe se fosse più grosso di me o, se non altro, cercherebbe di mangiarmi, se ne avesse motivo e occasione.

Quindi la mette sul piano fisico?
È sempre stato così, lo diceva anche Hobbes. Homo homini lupus. La realtà della vita, se la vediamo nei suoi elementi più pratici, più cinici, più gretti, è così. Quindi dobbiamo stabilire che valore diamo alla vita umana e alla vita animale, perché se volessimo guardare dal punto di vista puramente logico potremmo essere tentati dal dedurre che se uno si prende il diritto di ammazzare un topo, prima o poi si prenderà il diritto di ammazzare anche gli uomini.

È accaduto purtroppo anche questo.
Infatti, è quello che è successo lungo tutto il ventesimo secolo, in cui spesso umani più forti di altri si sono presi il diritto di decimare quanti più possibili degli ultimi arrivando ad utilizzarli come vere e proprie cavie umane.

Tornando al dibattito sulla sperimentazione animale, in realtà la domanda era provocatoria. È certo molto riduttivo costringere il quesito a giusto o sbagliato. Ci sono numerosi sotto-temi che questo macro-tema apre. Come è possibile, secondo lei, orientarsi quotidianamente attraverso la fitta trama di questi sotto-temi e risolvere i conflitti etici e morali che nascono di continuo?
Dal mio punto di vista anche questo dibattito sulla sperimentazione animale può essere inserito nel tormento filosofico degli ultimi trenta-quarant’anni causato dalla caduta dei grandi ideali (o crepuscolo degli dei come forse direbbe Nietzsche), minati dalle loro derive estremiste. Quello che secondo me dobbiamo fare oggi come esseri umani è costruirci una nuova “filosofia pratica”, adatta ai nostri tempi e capace di fornire strumenti per risolvere (e non dare loro risposte trascendenti) i grossi problemi che interessano l’uomo e la donna d’oggi. Dal mio punto di vista, il nostro tempo, in cui domina l’information technology, ci dà la possibilità di fare questo lavoro a livello individuale, cioè non demandando la questione al dotto, al religioso o al capo politico di turno. L’idea è che, adesso, chiunque ha la possibilità di informarsi e di costruirsi così una filosofia basata sulla logica e sull’etica, e il più possibile priva di morale. Questo tipo di filosofia, secondo me, contribuirebbe grandemente a educare esseri umani, il cui agire sarebbe diretto da poche regole fondamentali generalmente accettate e in grado di declinare questi principi, in modo da risolvere la miriade disordinata dei problemi quotidiani.  Per capirci un po’ meglio, abbiamo le nostre tre R e un problema; quindi, che facciamo di questa topina gravida, qui e ora?

Appunto, come ha, fisicamente, soppresso il topo?
Tirandogli il collo, come si fa da migliaia di anni con le galline. Però non ci abbiamo mangiato, poi.

Prima di salutarvi, dobbiamo aggiungere che al termine dell’esperimento, il capogruppo del dott. L. ha notificato questa e altre inadempienze alla direzione della facility; da allora problemi del genere si sono molto ridotti.
Grazie per l’attenzione e se vorrete condividere con noi la vostra opinione.

Bibliografia:

http://it.wikipedia.org/wiki/Mus_musculus
http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/marginal/menicali/cap2.htm#2
W.M.S. Russel-R.L. Burch, The Principle of Human Experimental Technique, Meuthen, London, 1959.

 

 


[1] Angiogenesi: la proliferazione di nuovi vasi sanguigni che “nutrono con il sangue il tumore.
[2] Vecaderina: molecola che tiene unite le cellule endoteliali e “organizza” le strutture tubolari dei vasi sanguigni
[3] Wild Type: gene che esprime il fenotipo naturale (non mutato), per un determinato carattere.
[4] Animal Facilty: piattaforma dove vengono allevati gli animali usati per gli esperimenti.
[5] Calibro: strumento di precisione per verificare diametro, forma e spessori di oggetti piccolissimi.
[6]  Stabulario: parte di un laboratorio dove vengono alloggiati gli animali usati per gli esperimenti.
[7] Due settimane: nel topo comune, Mus musculus, intorno ai tredici giorni dall’accoppiamento fertile si inizia a riscontrare un apprezzabile aumento di peso e i feti diventano palpabili. Il periodo di gestazione è di 19-21 giorni.

Esce il romanzo “Il gatto di latta”!

libri, esordienti, opera prima, francesco montonati, il gatto di latta, il melograno editore, la fabbrica dei segni, meibiNella scatola di latta deforme c’è il mio gessato da battaglia. Indosso tutto con la freddezza del killer. Mi guardo nello specchio inchiodato all’anta dell’armadietto. Una pettinata. Sguardo severo, devo essere severo. Devo ucciderti, con lo sguardo, segarti in due di netto. Infilo il curriculum in una cartella di cartoncino grigio e scendo. 

 

È uscito il  libro “il gatto di latta”. Tanto per dirvelo. È bello: moderno, dinamico, ironico, spassoso e profondo. E scritto bene. E poi l’ho scritto io. Perciò…

La trama?
Nel romanzo, scritto in prima persona, ci troviamo coinvolti nella vicenda personale del protagonista, Marco, un creativo pubblicitario. Vediamo attraverso i suoi occhi una realtà filtrata entro cui sembra faticare a vivere sul piano di realtà comunitario e ha difficoltà a relazionarsi. Concepisce così una realtà alternativa, leggendo a modo suo i fatti, alterando i nomi, adattando modelli creativi ad attività comuni perché gli rendano più accettabile il fastidio di vivere. Oppresso da un lavoro che non lo soddisfa, invischiato in un rapporto affettivo logoro che non ha il coraggio di troncare e vittima di un tormentato rapporto con i genitori, Marco subisce il furto dell’hard disk nel quale custodiva le idee per la campagna pubblicitaria che stava curando. Esce lo spot che aveva ideato, ma per un’altra azienda, ed è un successo. Inizia per lui una crisi profonda, ma proprio quando sta per toccare il fondo incontra una misteriosa ragazza di colore, Azteca. Con lei nascerà una relazione assolutamente inusuale che lo porterà a rovesciare la propria intera esistenza fino a svelarne ogni più oscuro retroscena.

Se volete conoscere più contenuti o soltanto tenervi aggiornati sulle iniziative che riguardano il libro (eventi, presentazioni ecc.), ecco il link della pagina ufficiale di Facebook e il book trailer

libri, esordienti, opera prima, francesco montonati, il gatto di latta, il melograno editore, la fabbrica dei segni, meibihttps://www.facebook.com/ilgattodilatta

Grazie per l’attenzione!

 

 

Attilio Ierna legge “il gatto di latta”

Il bravissimo Attilio Ierna  legge un brano del libro “Il gatto di Latta” dal prestigioso palco del Teatro Nuovo di Milano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La pagina FB de “Il gatto di latta” è 

https://www.facebook.com/ilgattodilatta 

Grazie a quanti di voi hanno già acquistato il libro e cliccato su mi piace e a quanti ancora lo faranno, sostenendo la nuova narrativa italiana.

Il lato positivo della crisi

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Stavo pensando che questo periodo di crisi qualcosa di bello ce l’ha. Una volta, alla mia età, la gente era sposata e aveva figli perché la società glielo imponeva. Se volevi una famiglia, te la facevi. E dovevi volerla, una famiglia. Allora, se eri uno che come me non fa che sognare una vita diversa, dovevi abbandonare i tuoi progetti perché il tempo stava per scadere. Posto fisso, tot al mese, mutuo, matrimonio, figli e compagnia bella.

Ora, anche la società la capisce la situazione. C’è la crisi, il lavoro è precario e un figlio, si sa, è una spesa non indifferente. Allora ti lascia in pace. E tu puoi continuare a sognare. 
È chiaro che uno come me, uno che ama l’arte e la cultura, in Italia ha poco da sperare. Qui finita la crisi si riprende con il calcio, le banche e chi s’è visto s’è visto. No. Uno come me, in Italia, spera di trovare il coraggio di andarsene in un paese che apprezzi le sue stesse cose. E alla mia età non potevi farlo, prima della crisi, a meno di non essere considerato un disadattato. Ma ora sì, ora puoi. O almeno mi piace pensarlo. 

Morire non è niente

“Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo. Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace…”

Henry Scott Holland

Pericolo censura

wikipediaUn nuovo disegno di legge ci avvicinerà alla Cina. Non per crescita, questo è ovvio. Parliamo di censura. Riportiamo di seguito il comunicato integrale con cui la comunità Wikipedia esprime la sua preoccupazione per tale proposta di legge.

«Cara lettrice, caro lettore,

in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c’è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.

Il Disegno di legge – Norme in materia di intercettazioni telefoniche etc., p. 24, alla lettera a) del comma 29 recita:

«Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»

Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue e gratuita.

Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.

Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l’obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedentegiudichi lesivo della propria immagine.

Purtroppo, la valutazione della “lesività” di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all’opinione del soggetto che si presume danneggiato.

Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l’introduzione di una “rettifica”, volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.

In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l’intera pagina è stata rimossa.

Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo
Articolo 27

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.

Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

L’obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell’Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l’abbiamo conosciuta fino a oggi.

Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell’onore e dell’immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall’articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.

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Vogliamo poter continuare a mantenere un’enciclopedia libera e aperta a tutti. La nostra voce è anche la tua voce: Wikipedia è già neutrale, perché neutralizzarla?

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Referendum 12-13 giugno 2011 – Spiegazione breve e chiara

Se siete qui, se state leggendo questo blog, non siete persone cui bisogna ricordare, né spiegare niente. Siete curiose e istruite, non ce n’è bisogno.

Eppure sento come un dovere, un dovere di cittadino. Ho un mezzo per comunicare e voglio usarlo per diffondere quest’informazione. Sì, perché pare che ancora una grossa fetta di italiani non sia al corrente di questo evento.

Allora, se è vero – chiedo scusa a chi sa già tutto –, voglio spiegare i quattro quesiti e perché è importante andare a votare.
Visto che finora è andato in onda solo a orari improponibili, posto il link di un noiosissimo e incomprensibile spot RAI sui referendum, e di seguito spiego.

Quesito 1: privatizzazione dell’acqua.
Esiste in Italia un progetto di privatizzazione che prevede la consegna al mercato dei servizi idrici e norme che consentono di affidare la gestione di risorse pubbliche a operatori privati. Questo quesito propone l’abrogazione di tali norme.

Quindi: se pensi che l’acqua sia un diritto di tutti e non vuoi permettere che un privato lucri su una risorsa comune che è alla base della vita al pari dell’aria, vota .
 

Quesito 2: profitti dall’acqua.
Attualmente esiste una norma che consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa. Per recuperare il capitale investito, il gestore carica sulla bolletta dei cittadini il 7% fisso, senza alcun riferimento a un ipotetico reinvestimento per migliorare la qualità del servizio.
Migliora o no il servizio, il gestore si becca sempre il 7%.
Questo fa sì che l’acqua diventi un business sicuro per multinazionali interessate soltanto al profitto a scapito della qualità dell’acqua e del benessere dei cittadini.
Il quesito 2 propone l’abrogazione di questa norma.

Quindi: per impedire ai privati di speculare sulla gestione dell’acqua, vota .
 

Quesito 3: Nucleare.

Già nell’87 fummo chiamati a votare per lo stesso quesito ma pare che il governo abbia la memoria corta. Eccoci perciò di nuovo davanti alla scheda referendaria a decidere se realizzare o meno centrali nucleari in Italia.

Quindi: per abolire la costruzione delle centrali nucleari in Italia seguendo peraltro la tendenza del resto d’Europa, vota .

 

Quesito 4: Legittimo impedimento.

Attualmente la legge prevede che il Presidente del Consiglio e i Ministri, se chiamati a comparire in un processo che li vede imputati, possano invocare il legittimo impedimento se per il giorno dell’udienza sono occupati in conseguenza o nella preparazione di qualche impegno  istituzionale. C’è il processo, sono imputato, e non vado perché ho da preparare un impegno istituzionale.

Quindi: se vuoi che questa legge sia abrogata e che, se chiamati, i suddetti debbano presentarsi in tribunale come tutto il resto dei cittadini italiani, vota .

Per concludere
Se questa legge non dovesse essere abrogata, conoscendo Berlusconi e i suoi avvocati, possiamo esser certi che sarà occupatissimo in ogni giorno di udienza da oggi fino all’eternità.
In fondo, se chiedi il legittimo impedimento perché non ce la fai ad assolvere gli impegni istituzionali, ti puoi sempre dimettere. Ti fai processare, risolvi le tue faccende giudiziarie, e poi, se vuoi, ti ricandidi. Sempre se non ti condannano.

Tornando al nucleare, ad oggi, in Italia, esiste una moratoria. Ovvero: per un anno non si procederà alla realizzazione di centrali nucleari.
Questo non vuol dire che NON si faranno, o che non sia fondamentale il nostro voto a questo referendum. Lo è. È importantissimo.
Per stessa ammissione del Presidente del Consiglio, infatti, tale moratoria ha il solo scopo di lasciare sopire nelle menti degli italiani la vicenda Fukushima che con le sue reali immagini di morte e distruzione è stata troppo spaventosa per gli italiani. La sconfitta del nucleare alle urne, senza questa moratoria, sarebbe una diretta conseguenza. No. Facciamo in modo che le menti degli italiani si riempiano delle varie Canalis, di Pupe e Secchioni e di scudetti, e dimentichino le conseguenze che il nucleare ha portato nel paese tecnologicamente più sviluppato del mondo. Poi, diamoci dentro.

Questo non è un modo legittimo di prendere decisioni. Questo è imbrogliare l’elettorato. Sì, perché se non andiamo a votare, se non si raggiunge il quorum, è anche un’altra la legge che non sarà abrogata. Quella che forse più interessa al Presidente del Consiglio. La legge sul legittimo impedimento. Quindi, per raggiungere il quorum e per godere del nostro inviolabile diritto di scegliere qualcosa del nostro paese, andiamo a votare.


Obama e Berlusconi, ecco i segreti della foto a l’Aquila

image_cut.jpgRicordate le foto scattate a L’Aquila durante la celebrazione del G8 del 2009? Quelle che ritraevano il presidente degli Stati Uniti e il presidente del consiglio italiano in atteggiamenti assai amichevoli (pacche sulle spalle ecc.)?
Bene. Molti, quella volta, hanno provato riprovazione nei confronti di Obama. Me compreso.

Era mai possibile? Un uomo della levatura morale di Obama che faceva pastetta con Berlusconi (buffo individuo che poco tempo prima, trovandosi al cospetto della First Lady, non era riuscito a contenere gestualità mutuate dal bar dello Sport)? Come Bush aveva legato con gente simile a lui, perché Obama non faceva altrettanto?
Certo la diplomazia è un’arte spuria, fatta di compromesso e ipocrisia. Però ha un limite. Le pacche sulle spalle sono gesti amichevoli. Sono un’altra cosa.
La diplomazia non c’entra più. Giusto?

Dopo due anni, Wikileaks ci viene in soccorso facendo chiarezza sulla questione.

Wikileaks svela, come tutti sanno, i segreti della diplomazia americana riportando nei cablo le dichiarazioni riservate al governo degli Stati Uniti redatte dei diplomatici USA in giro per il mondo.
Il 18 febbraio, l’Espresso pubblica un’esclusiva, un contenuto particolare di Wikileaks. Parla l’ambasciata americana a Roma (nel 2009). Dice in breve: Berlusconi è debole, malleabile e dannoso per l’Italia. Tuttavia, questa sua debolezza favorisce gli Stati Uniti, in quanto rende l’Italia un paese a facile e scontata collaborazione. Quindi chiedeva a Obama, in occasione del G8 a L’Aquila, di salvare l’immagine di Berlusconi.
Da lì le pacche sulle spalle e gli atteggiamenti assai amichevoli ma, ora sappiamo, molto poco spontanei.

Vittoria di Pirro, un po’ di storia

pirro-1.jpgOggi tutti parlano della vittoria di Pirro.
Siccome per capire la politica bisogna tradurre i tormentoni che di tanto in tanto saltano fuori, eccomi a spiegare in maniera sintetica il significato di questa frase. Moltissimi lo conoscono, ma qualcuno no. Se mi permetto di spiegarlo è per cercare di aiutare la comprensione di questi ultimi.

SIGNIFICATO
Vittoria ottenuta con una spesa troppo alta. Vinci ma hai perso comunque.


IL FATTO STORICO

La battaglia di Eraclea
Elephant.jpgNel 280 A.C., Pirro, re dell’Epiro (moderna Albania), condusse una guerra contro i romani. Era il conflitto romano-tarantino per la conquista della Magna Grecia. Roma era già diventata una potenza egemone, e si muoveva con l’intenzione di sottomettere tutte le città greche dell’Italia meridionale. Pirro era stato chiamato dai tarantini per far fronte all’avanzata romana e, vedendo le condizioni favorevoli alla sua politica di espansione, sbarcò in Italia con un esercito di circa 25.000 unità. Auspicando un’insurrezione delle province greche dell’Italia meridionale, attaccò Roma.
Decise di accamparsi e di attendere i Romani nella piana situata tra le città di Eraclea e di Pandosia, una vasta pianura tagliata da un lato dal fiume Sinni.
Nella fredda mattina, i romani schierarono le classiche falangi, formazioni allineate che avanzavano compatte creando un muro di scudi e un’intricata rete di lance. La compattezza e la disciplina erano la loro arma principale.
L’esercito di Pirro poteva contare invece su unità di potenza mobile, che giocarono un ruolo importantissimo per la prima vittoria sui romani. Queste unità erano la cavalleria e la micidiale arma che gettò i soldati romani nel panico: gli elefanti. I romani, che non conoscevano questi animali, ne furono terrorizzati e le cariche dei giganteschi pachidermi finirono per scardinarne i ranghi. Sul dorso dei 19 elefanti erano inoltre montate torrette da cui i soldati scagliavano dardi, aiutati nella mira dalla posizione elevata e quindi assai favorevole.
I romani si ritirarono subendo numerose perdite, 7000 soldati. Perdite inferiori ma di grande entità , 4000 soldati, furono subite anche dall’esercito di Pirro, che però aveva conquistato la vittoria.

La battaglia di Ascoli Satriano
pirro.jpgDopo la battaglia di Eraclea, Pirro cercò di accordarsi con i romani, ma le vie diplomatiche fallirono. Non  restavano che quelle belliche.
Era il 279 A.C. e, rafforzato l’esercito con gli alleati osci, mosse le truppe verso Roma, in tutto 40.000 soldati. I romani, informati dalle spie dei suoi intenti, intercettarono l’esercito tarantino e lo attirarono presso l’attuale Ascoli Satriano, in provincia di Foggia, in una piana stretta tra il fiume Carapelle e i monti Carpinelli.
Perché proprio qui?
Elefanti e cavalleria, come le stesse falangi macedoni, avevano bisogno di spazio, per essere efficienti. Qui lo spazio del campo di battaglia era limitato e ciò smorzava considerevolmente la potenza delle truppe tarantine. I romani invece erano solidi. Le loro falangi erano indipendenti una dall’altra e, anche in poco spazio, potevano combattere al meglio e creare massicci schieramenti pressoché invalicabili. La battaglia fu aspra e durò due giorni. I romani scagliarono contro i greci macchine anti-elefanti, costruite dopo la precedente battaglia, anche se questo accorgimento fu vano. Le forze si equivalevano e la battaglia rimase a lungo equilibrata e incerta. Alla fine le linee romane furono divelte e i soldati si ritirarono al campo riportando una perdita di 6.000 uomini.
Per quanto riguarda l’esercito greco, le perdite ammontarono a 3500 unità e a Pirro fu attribuita la celebre frase «un’altra vittoria così e sarò perduto».

La campagna italiana di Pirro si concluse in maniera fallimentare. Le province non si allearono e nel 275 a.C. i romani scacciarono per l’ultima volta un esercito epirota stremato da anni di battaglie e di lontananza dalla patria. Pirro, sconfitto, tornò in Epiro.

Il secondo giorno della battaglia di Ausculm (Ascoli Satriano), tra le nebbie della sera, Pirro camminava nella distesa dei cadaveri romani che giacevano sul campo di battaglia. I loro volti erano ancora fieri, agguerriti, e le ferite mortali erano tutte sul petto.
«Con soldati come questi» disse Pirro «avrei conquistato il mondo.»
E da lì a poco, per molti secoli a venire, la profezia si sarebbe avverata.