16.01.2012

Il lato positivo della crisi

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Stavo pensando che questo periodo di crisi qualcosa di bello ce l'ha. Una volta, alla mia età, la gente era sposata e aveva figli perché la società glielo imponeva. Se volevi una famiglia, te la facevi. E dovevi volerla, una famiglia. Allora, se eri uno che come me non fa che sognare una vita diversa, dovevi abbandonare i tuoi progetti perché il tempo stava per scadere. Posto fisso, tot al mese, mutuo, matrimonio, figli e compagnia bella.

Ora, anche la società la capisce la situazione. C'è la crisi, il lavoro è precario e un figlio, si sa, è una spesa non indifferente. Allora ti lascia in pace. E tu puoi continuare a sognare. 
È chiaro che uno come me, uno che ama l'arte e la cultura, in Italia ha poco da sperare. Qui finita la crisi si riprende con il calcio, le banche e chi s'è visto s'è visto. No. Uno come me, in Italia, spera di trovare il coraggio di andarsene in un paese che apprezzi le sue stesse cose. E alla mia età non potevi farlo, prima della crisi, a meno di non essere considerato un disadattato. Ma ora sì, ora puoi. O almeno mi piace pensarlo. 

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